PARTECIPARE PIENAMENTE E ATTIVAMENTE ALLA SANTA MESSA E COGLIERE LA VERA ESSENZA DELLA PREGHIERA

 Quando possiamo dire che una Messa è per le persone con disabilità? È possibile adattare i riti liturgici della Messa per loro? Se modifichiamo le modalità della celebrazione, diventa automaticamente una Messa per le persone con disabilità? Quali sono le sfide legate a tali adattamenti? Se si organizza una celebrazione eucaristica speciale affinché le persone con disabilità possano parteciparvi, possiamo davvero chiamarla “Messa per le persone con disabilità” solo perché sono presenti?

 

Infatti, spesso, quando osserviamo le persone con disabilità durante la Messa, ci rendiamo conto che, pur essendo fisicamente presenti nel luogo della celebrazione, la loro mente e i loro pensieri non sono realmente coinvolti. Il sacerdote recita alcune preghiere, mentre in diversi momenti possiamo percepire che le persone con disabilità sono state semplicemente portate lì, senza una partecipazione consapevole.

 

Non possiamo dunque definire “Messa per le persone con disabilità” qualcosa che serve solo alla nostra soddisfazione interiore, al nostro sollievo o alla nostra pace. La semplice partecipazione delle persone con disabilità alla Santa Messa non è sufficiente; piuttosto, è necessario incoraggiarle, istruirle, formarle e offrire loro opportunità adeguate affinché possano diventare veri partecipanti e protagonisti. In un tale contesto, possiamo vedere che prendono parte alla celebrazione eucaristica con consapevolezza del proprio ruolo, con pienezza interiore, gioia, entusiasmo e partecipazione volontaria. Questo diventa davvero una Messa trasformata e significativa.

 

È possibile modificare la liturgia della Messa affinché le persone con disabilità possano partecipare pienamente? Modificando le modalità liturgiche, la Messa diventa davvero una “Messa per le persone con disabilità”? Quali sono le sfide legate a questo tipo di adattamento?

 

In questa sezione dell'articolo, viene chiaramente affermato che le modalità e le strutture della liturgia non possono e non devono essere modificate. Se ciò è vero, allora vediamo quali azioni si possono intraprendere nella liturgia per incoraggiare la partecipazione delle persone con disabilità, affinché assumano le proprie responsabilità e migliorino il loro contributo.

 

Per trasformare la celebrazione in una Messa per le persone con disabilità, esaminiamo le linee guida offerte dalla Chiesa. Il documento liturgico del Concilio Vaticano II, intitolato Sacrosanctum Concilium, sottolinea l'importanza che i fedeli partecipino in modo pieno, consapevole ed attivo a tutte le celebrazioni liturgiche, inclusa la Messa. Inoltre, nel General Instruction of the Roman Missal, si afferma che i fedeli devono essere sempre più santificati attraverso una partecipazione consapevole e fruttuosa al mistero della Santa Eucaristia, che è il grande mistero della salvezza. Queste linee guida ci invitano a non essere semplici spettatori durante la Messa, ma a partecipare con piena e attiva consapevolezza come veri protagonisti della celebrazione.

 

 

 

 

3.3.1. Partecipazione interiore ed esteriore alla celebrazione liturgica

 

Come indicato nel titolo, nella partecipazione alla Messa esistono due forme di pieno coinvolgimento: Una prima forma consiste nell’unirsi interiormente a Dio, recitando le preghiere con consapevolezza e attenzione, comprendendone pienamente il significato e rimanendo in raccoglimento davanti alla presenza del Signore: questa è la partecipazione interiore.

 

Raggiungere questo tipo di partecipazione non è facile per le persone con disabilità. Tuttavia, quando vengono adeguatamente istruite e coinvolte nella partecipazione esteriore – come cantare, muoversi, rispondere durante la liturgia – ciò può aiutarle, almeno in parte, a gustare anche una partecipazione interiore.

 

Insegnare la partecipazione interiore alle persone con disabilità non è un compito facile. Tuttavia, anche se incoraggiare la partecipazione esteriore può sembrare relativamente semplice, è solo conoscendo i loro desideri, offrendo loro una formazione adeguata su ciò che sono in grado di fare e coinvolgendoli nella liturgia che si può ottenere una partecipazione esteriore piena e significativa. Vedere questa partecipazione attiva suscita spesso negli altri fedeli un senso di ispirazione e gioia profonda.

 

3.3.2. Poiché la partecipazione esteriore viene incoraggiata durante la Messa, essa si trasforma in una celebrazione unificata

 

Osservando il modo in cui gli altri partecipano e le azioni che compiono, alcuni disabili cercano di imitarli. Tuttavia, la maggior parte di loro rimane passiva, senza alcuna iniziativa e spesso senza nemmeno capire il motivo della loro presenza, come se fossero completamente estranei alla celebrazione.

 

Per questo motivo, affinché anche loro possano partecipare attivamente alla Messa, essa deve essere preparata tenendo conto di diversi fattori. Per incoraggiare la partecipazione esteriore, la Chiesa propone alcune importanti raccomandazioni. Le principali forme di partecipazione esteriore alla Messa sono le seguenti: 1. Risposte e saluti, 2. Il canto, 3. Gesti e posture del corpo, 4. Il sacro silenzio, 5. Servizi liturgici

 

1. Silenzio e disciplina :

 

La grande difficoltà per le persone con disabilità è quella di rimanere sedute in silenzio nello stesso posto per un lungo periodo di tempo, senza fare alcun rumore. Questo è davvero impegnativo per loro. Ma allora, dobbiamo forse lasciarli fare a modo loro?

 

Se lo facessimo, la Messa perderebbe il suo carattere sacro e si trasformerebbe in un luogo di gioco. Per questo, il nostro primo dovere è insegnare concretamente alle persone con disabilità la disciplina, l’ordine e il senso del silenzio.

 

Nei servizi liturgici a cui partecipano, quando viene scelto in anticipo un posto apposito per loro e vengono fatti sedere nello stesso luogo, e quando il rumore o il disturbo che possono causare non viene dato troppo peso, ma con molta pazienza e amore vengono gradualmente abituati, possiamo osservare che riescono a partecipare in modo tranquillo e in comunione con gli altri.

 

2. Servizi Liturgici:

 

Abituare le persone con disabilità è un compito impegnativo. Ma una volta che hanno imparato bene qualcosa, possiamo osservare che svolgono il compito loro affidato con grande senso di responsabilità, senza lamentarsi, senza vantarsi, senza rifiutarsi e senza dimenticarlo. Il loro impegno e senso del dovere, a volte, riescono persino a stupirci.

 

Non è possibile chiedere a tutti di partecipare a tutte le attività, né è realistico aspettarsi che lo facciano. Allo stesso modo, nella celebrazione della Messa, non ci sono incarichi adatti a tutti per contribuire con responsabilità.

 

Per questo motivo, è necessario prima elencare e ordinare i compiti liturgici in cui si può partecipare attivamente: 1. Raccogliere le offerte, 2. Servire come ministranti, 3. Cantare nel coro

 

Per i compiti sopra menzionati, le persone con disabilità devono essere selezionate in base alle loro capacità e preferenze. Quando vengono adeguatamente formate e si abituano a questi incarichi, non solo smettono di essere un peso per noi, ma diventano veri collaboratori. Inoltre, possiamo osservare un cambiamento nel loro atteggiamento verso la partecipazione e il coinvolgimento nella liturgia.

 

3. Gesti e Risposte:

 

Quando si cerca di coinvolgere pienamente le persone con disabilità durante la Messa, invitandole a rispondere alla Parola di Dio proclamata, accade che, pur non riuscendo a ricordare completamente tutte le preghiere, esse cercano comunque di pregare con impegno seguendo la guida di chi celebra con loro. Quando stendono le mani durante le preghiere, battono le mani lodando Dio durante i canti e cantano insieme agli altri, tutto questo diventa uno spettacolo commovente e bello da vedere per chi li osserva.

 

4. Il canto:

 

Quando accompagniamo le persone con disabilità, quando danziamo e cantiamo con loro con gioia, e quando ci mettiamo a servizio di loro, possiamo osservare che cantano sia da soli che insieme a noi. Durante i canti del coro in chiesa, abbiamo visto che alcuni di loro partecipano in alcuni momenti. Tuttavia, se chiediamo loro di cantare da soli, a volte si vergognano o rifiutano dicendo di no.

 

Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di incoraggiarli a lodare Dio cantando, per quanto siano capaci, anche da soli. A tal fine, è importante selezionare canti adatti a loro, stamparli in caratteri grandi e leggibili, in modo che possano leggerli facilmente, e incoraggiarli a ripeterli più volte. Inoltre, formando un coro composto da loro stessi e offrendo un adeguato allenamento, anche quando il loro istruttore non è presente, possiamo vedere che riescono a cantare in modo corretto i canti appropriati nei momenti giusti, secondo la loro conoscenza.

 

Questo non solo ci riempie di gioia e soddisfazione, ma li rende anche capaci di aiutarci a celebrare l’Eucaristia con un’autentica qualità musicale, lodando Dio con il cuore.

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